Fornero e il conflitto sui vertici Inps

Il giallo sugli esodati in verità non è così giallo. La ridda di cifre cela una situazione meno controversa delle polemiche. La domanda di partenza è questa: fra chi è già andato (o ha previsto di andare) in pensione prima che venissero riformulate le classi d’età di pensionamento, in quanti rischiano di non avere (temporaneamente) né uno stipendio né un vitalizio? La norma di per sé parla chiaro: tutti saranno salvaguardati.
7 AGO 20
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Il giallo sugli esodati in verità non è così giallo. La ridda di cifre cela una situazione meno controversa delle polemiche. La domanda di partenza è questa: fra chi è già andato (o ha previsto di andare) in pensione prima che venissero riformulate le classi d’età di pensionamento, in quanti rischiano di non avere (temporaneamente) né uno stipendio né un vitalizio? La norma di per sé parla chiaro: tutti saranno salvaguardati. Nel decreto salva Italia sono già contemplate le risorse per 65 mila esodati. Quindi, notano addetti ai lavori al corrente del dossier, per il 2013 e il 2014 non ci saranno problemi. Ma che cosa succederà dal 2015? L’Inps ha fornito al ministero del Lavoro e della Ragioneria platee statistiche. Una relazione tecnica svelata due giorni fa dall’Ansa indica una platea totale di 390.200. Dal documento, quindi, emerge che in aggiunta ai 65 mila lavoratori già salvaguardati ci sarebbero altri 325.200 “esodandi”, soggetti agganciabili al decreto salva Italia, quindi in condizione di andare in pensione con le regole in vigore prima dell’avvio della riforma Fornero. Per questi, le soluzioni studiate sono due: si trovano risorse statali oppure si aumentano di poco le quote contributive delle aziende interessate, che dall’esodo traggono vantaggi.
Il ministro del Lavoro, però, ha dato una interpretazione restrittiva sul numero degli esodandi. E non ha gradito le platee statistiche dell’Inps. “Se fossimo in un settore privato – ha detto ieri uscendo dall’assemblea di Confartigianato – questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici. Siamo in un settore pubblico, ci sono le leggi e il Parlamento e tutte queste procedure vanno rispettate”. “Io dico – ha proseguito – che quelli che sono usciti sono numeri parziali e non interpretati, e questa non è mai una bella cosa. Il ministro non ha mai potuto dire che i numeri non debbano essere dati. Dico soltanto – ha aggiunto – che quelli sono parziali e non interpretati. Questo è molto improprio e direi anche deresponsabilizzante in quanto interessa molti italiani”. “Ribadisco l’intenzione seria del governo – ha concluso il ministro – rispetto a un problema che c’è ma la cui dimensione esatta non è contenuta in quei numeri. Perché, per esempio, più di 60 mila di quelle persone sono già in pensione o ci andranno quest’anno in regime di salvaguardia I numeri vanno dati quando sono chiari”. Fornero in questa posizione si è però isolata: un coro di critiche politiche e sindacali la assedia.
Più in generale, c’è tensione di potere intorno all’Inps. Antonio Mastrapasqua, per esempio, ha avviato una serie di verifiche sulle sedi estere dei patronati gestiti dai sindacati. La decisione ha irritato anche la Uil, il cui tesoriere, Rocco Carannante, è membro del Consiglio di indirizzo di vigilanza sull’Inps (Civ) presieduto da Guido Abbadessa, esponente di spicco della Cgil. Le organizzazioni dei lavoratori incalzano il presidente Mastrapasqua, criticando l’accentramento dei poteri. Un rilievo sottolineato di recente da una relazione del magistrato contabile che controlla la gestione dell’Inps. Osservatori qualificati notano, però, che è stata una legge del governo Berlusconi ad abolire il consiglio di amministrazione dell’Inps, concentrando su Mastrapasqua competenze in precedenza diffuse. Una riorganizzazione che ha ridimensionato il direttore generale, Mauro Nori, in passato uomo forte dell’ente.
Qualche mugugno giunge anche dal Tesoro. Non è passata inosservata l’audizione del direttore dell’Agenzia del demanio, Stefano Scalera, già dirigente del Tesoro. Alla domanda del presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), su come proceda l’attuazione delle “case del welfare” frutto della fusione nell’Inps di Inpdap (l’ente previdenziale dei dirigenti pubblici) e dell’Enpals (l’ente dei lavoratori dello spettacolo), Scalera a sorpresa ha risposto così: “Le cose procedono con estrema difficoltà. Allo stato, solo alcuni progetti sono stati realizzati”. Niente di drammatico, ma l’impressione è che qualche impuntatura del ministro del Lavoro e conflitti intorno all’Inps abbiano scatenato lo psico-socio-dramma.